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La
medicina spagirica
tutto ciò che è impuro; la ricerca della prima materia, chiamata dai vari alchimisti in mille modi, portava il filosofo-alchimista alla scoperta di formule e medicamenti avanzatissimi dal punto di vista concettuale anche se limitati nella loro efficacia rispetto alla medicina moderna. Come già detto questa tradizione ha le sue radici principali nell'Egitto, dove l'ermetismo fu insegnato nei templi di Mènfi e di Panòpoli (Akhmin) e dove tali studiosi, parlavano e scrivevano in modo incomprensibile ai non “iniziati” all'arte; tale modo di esprimersi “ermetico”, limitò a pochi la possibilità di comprendere ed eventualmente migliorare le loro scoperte.
Rinascimento e umanesimoE’ Paracèlso, nel XVI secolo a coniare il termine spagyrica (estrarre e riunire). E’ con questo aggettivo che egli designava la propria originale dottrina medica, fondata, nella sua particolarissima interpretazione, sullo studio della natura, delle sue leggi fisiche, telluriche e cosmiche, sull’esame critico dei fenomeni biologici e sul ricorso, per la terapia, a mezzi chimici. La medicina di Paracelso, per il suo carattere di violenta opposizione alla medicina tradizionale (ippocratica, galenica, araba) e per l’importanza fondamentale che dava alle ricerche sulla composizione degli elementi, ai nessi tra astrologia e terapia, ecc., ebbe fortuna anche in ambienti alchimistici e rosacrociani. A certi suoi principi aderirono personalità insigni, quali J.B. van Helmont, F. de le Boë e T. Willis, che con spirito critico e atteggiamento eclettico cercarono di salvare nella confusa congerie delle concezioni di Paracelso gli elementi validi, e di inserirli nella medicina tradizionale, dando origine alle scuole iatrochimica e iatromeccanica che ebbero notevole importanza nello sviluppo della medicina del XVII secolo e successivi.
Un percorso controverso che porta a scoperte straordinarie:iatromeccanica e iatrochimicaNel Seicento, mentre le istituzioni universitarie continuano ad essere il luogo in cui sono riproposte le vecchie dottrine, un nuovo fermento percorre il mondo scientifico, dando origine, in ogni parte d'Europa, allo sviluppo di centri e di associazioni dove la ricerca può essere condotta in modo nuovo e libero da ogni vincolo della tradizione: sono le accademie. In campo biomedico la rivoluzione prende l'avvio dal progresso avvenuto nelle scienze fisiche con l'affermarsi del metodo galileiano e newtoniano; anche l'organismo umano comincia ad essere interpretato come una realtà fisica, determinata da precise leggi fisico-matematiche simili a quelle che spiegano il moto dei pianeti o dei corpi inanimati sulla terra e nascono, le basi della iatromeccanica e della iatrochimica (dal greco iatrós, ‘medico’). Queste due vie appaiono a Marcello Malpighi (anatomista, Crevalcore, Bologna, 1627 – Roma 1694) come antagoniste e inconciliabili: solo il tempo doveva mostrare come l’approfondimento delle conoscenze sul mistero della vita doveva passare attraverso una feconda collaborazione fra i due tipi di indagine. Inoltre, Malpighi, tuttora considerato uno dei più geniali e coraggiosi innovatori della medicina e deciso sostenitore del metodo sperimentale dovette sostenere furiosi attacchi da parte dei galenisti, ancora attardati su assurde posizioni dogmatiche. Fu il primo a ricorrere al microscopio per lo studio sistematico e comparato delle varie strutture animali e vegetali, pubblicò le sue scoperte sui capillari sanguigni e sull’alveolo polmonare. Studiò la circolazione sanguigna dimostrando esistenza e sommaria funzione dei capillari, la struttura alveolare del polmone, dei glomeruli nel rene e dei follicoli nella milza. E’ a ragione considerato il fondatore dell’anatomia microscopica ma non elaborò purtroppo una una teoria che conciliasse questi suoi avanzatissimi studi con la iatrochimica, la quale, invece di considerare l'organismo umano come una macchina, lo considera come una fornace chimica di cui non basta conoscere la struttura degli organi per spiegarne il funzionamento: i meccanismi organici non sono nulla senza le reazioni chimiche che in essi avvengono e da cui dipende il complesso del fenomeno chiamato uomo. Sono esse che devono essere studiate e modificate dal medico.
La moderna spagyria Le Quintessenze Spagyriche da noi elaborate dopo accurate sperimentazioni possono apportare un notevole contributo alla medicina moderna soprattutto per le loro qualità antibatteriche, antifunginee e antiparassitarie. Le tecniche Spagyriche di elaborazione delle piante, dei minerali e dei metalli, partono tutte dalla stessa base, la divisione dei tre principi, la purificazione e la riunificazione in un unica soluzione. Vediamo alcune fasi di una lavorazione spagyrica: In primis viene divisa una pianta in tre parti uguali, dalla prima parte verrà estratto l'olio essenziale, solitamente in corrente di vapore; Poi sarà utilizzata la seconda parte della pianta, che, calcinata in un crogiolo chiuso ad una temperatura di 400° C rilascerà le ceneri, che così ottenute saranno lisciviate con acqua distillata al fine di estrarre tutti i sali solubili che, successivamente saranno purificati fino a che non saranno completamente bianchi; La terza operazione consiste nel portare a fermentazione la terza e ultima parte della pianta, che con particolari accorgimenti trasformerà la cellulosa in alcol, il quale sarà rettificato tramite distillazione in matraccio a collo lungo, in modo che risulti molto concentrato e contenente solo principi attivi volatili. Dopo quest'ultima fase, l’alcol della pianta sarà mineralizzato facendolo circolare con una parte del sale della pianta, poi sarà distillato, ottenendo cosi il terzo principio perfettamente preparato. L'ultima operazione consiste nel riunire queste tre sostanze, in una certa proporzione che varia secondo la pianta, in modo da ottenere esattamente quello che gli antichi Spagyri chiamavano “Quintessenza”.
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